Italia e cultura

Italia e cultura, maglia nera per gli italiani


L’Italia, da sempre, è una nazione che può vantare non soltanto un patrimonio artistico pressoché inestimabile, oltre ad una incredibile tradizione nel settore del cibo, dei vini e della ristorazione in generale. Nota anche, con l’affettuoso nomignolo di Belpaese, il Vecchio Stivale, infatti, nel corso degli anni è sempre stata una vera e propria eccellenza anche per quel che concerne la cultura… “è stata”, appunto. Memorie di un tempo ormai passato, e che adesso, purtroppo, pare essersi allontanato al punto di risultare irraggiungibile.

Maglia nera cultura ItaliaSempre più spesso, infatti, guardando un telegiornale, leggendo un quotidiano, o ancora ascoltando le varie notizie nelle trasmissioni radiofoniche, percepiamo una certa decrescita, per non dire un vero e proprio collasso, per quello che è il settore relativo all’istruzione ed alla cultura nel nostro paese.

Effettivamente, se già di per sé queste percezioni non siano propriamente positive, i dati, purtroppo, non solamente non sono di alcun conforto, ma addirittura arrivano a darci la mazzata finale.

Basta infatti andare a dare un’occhiata ai dati ed alle statistiche fornite da Eurostat, e concernenti l’anno 2014. L’Italia, infatti, un tempo culla di cultura e di civiltà, si piazza alla poco invidiabile ultima posizione, tra i paesi facenti parte dell’Unione Europea, per la percentuale di spesa pubblica destinata all’istruzione. Un misero 7,9%, reso ancora più imbarazzante se messo a confronto da quella che, invece, è la media per l’intero Vecchio Continente: 10,2%, ossia quasi 3 punti percentuali in meno.

La situazione, sfortunatamente, si fa ancora più deprimente se si va a consultare anche le altre statistiche, in particolare quella concernente la percentuale di spesa pubblica destinata alla cultura in sé. Anche in questa classifica, infatti, il Belpaese si piazza in coda, occupando la penultima posizione. La percentuale, in questo caso, è di appena l’1,4%, una cifra davvero blanda se si pensa non soltanto che la media europea è di 2,1% (addirittura un terzo in più rispetto ai numeri realizzati dal Vecchio Stivale), ma soprattutto che, a livello mondiale, l’Italia è, per l’appunto, uno dei paesi dalle tradizioni e dal patrimonio culturale più importanti e più radicati in assoluto.

Italia e culturaAndando, poi, a consultare i numeri relativi al Pil, il tutto assume contorni sempre più tristi e deprimenti: l’Italia, a livello di percentuale per la spesa per l’educazione, raggiunge appena il 4,1%: un valore di gran lunga inferiore rispetto a quella che è la media europea (pari invece al 4,9%), e che proietta il nostro paese al penultimo posto, insieme a Spagna, Slovacchia e Bulgaria. Solo la Romania, col suo misero 3%, ha fatto peggio di così, e non che questa, comunque, sia una valida consolazione.

I dati e le statistiche del Pil sono poco confortanti anche per le spese concernenti la cultura, dove l’Italia realizza un vergognoso 0,7%. Anche qui, la percentuale è di gran lunga inferiore rispetto a quella rappresentata dalla media europea, che invece è pari all’1%. Ed anche in questo caso, il Vecchio Stivale si piazza in coda rispetto a tutti i paesi facenti parte dell’Unione Europea, occupando una poco invidiabile penultima posizione: solo la Grecia, con lo 0,6% (dato, peraltro, non poi troppo dissimile dal nostro), ha saputo fare peggio di così.

Insomma, numeri di certo non esaltanti, e che, anzi, pongono una sorta di velo di preoccupazione per quello che potrebbe essere il prossimo futuro dell’Italia a livello di istruzione, di educazione e di cultura. Un vero e proprio peccato, peraltro, se si pensa che, come affermavamo anche poc’anzi, il patrimonio culturale del Belpaese è tale da indurre a pensare che, all’opposto, i dati dovrebbero essere superiori a quelli delle medie forniti dall’Unione Europea. La speranza, chiaramente, è che le prossime amministrazioni ed i prossimi governi possano in qualche modo invertire queste tendenze deprimenti, riportando le percentuali quantomeno ad una media accettabile, e compatibile con quella degli altri paesi che fanno parte del vecchio Continente.