Cultura enologica

Cultura enologica potrebbe entrare nel programma scolastico


Quando si pensa ai giovani studenti di oggi, i più maliziosi, certamente, possono non avere, a primo impatto, delle impressioni propriamente positive. Ciò è dovuto in particolar modo ai media, che spesso hanno dipinto delle campagne non propriamente lusinghiere nei confronti degli adolescenti italiani, spesso caduti vittima di alcool e di droghe.

CulturaEffettivamente, va detto che, in tal senso, vi sono numerosi studi a supporto di tali correnti di pensiero: pare, ad esempio, che già da giovanissimi i ragazzi inizino a bere ed a consumare bevande alcoliche, spesso in dosi anche eccessive, con conseguenze estremamente negative che, sfortunatamente, talvolta finiscono persino per assumere i contorni del dramma.

Un vero e proprio peccato che molti adolescenti abbiano un così distorto rapporto col mondo dell’alcool, che spesso avrebbe molto più da raccontare di quanto non possano fare le semplici apparenze. E tale discorso, ovviamente, vale molto di più per un paese come l’Italia, che, fra i più interessanti ed i più importanti aspetti culturali, può vantare anche quello relativo al vino, del quale rappresenta una sorta di eccellenza a livello mondiale.

Non è un caso, infatti, se i vini del Belpaese sono noti ed apprezzati in ogni angolo del pianeta, sia per la loro varietà che, soprattutto, per la loro enorme quantità. Una vera e propria tradizione che pone le proprie radici in grande profondità, e che, nel tempo, ha permesso all’Italia di acquisire, in questo settore, un prestigio a dir poco invidiabile, per non dire unico.

Cultura enologicaChiaramente, una cultura così vasta e così importante non può essere sprecata, ma, piuttosto, andrebbe assecondata e valorizzata al meglio. Ed ecco che, in tal senso, sono proprio i giovani a poter tornare d’aiuto, con un metodo che, qualora riuscisse ad andare in porto, potrebbe avere, come conseguenza diretta, anche la risoluzione (o, perlomeno, il miglioramento) delle varie problematiche strettamente correlate all’errato ed eccessivo consumo di alcolici presso i ragazzi.

Difatti, recentemente, è stata avanzata la proposta per un nuovo decreto legge, la cui ambizione sarebbe quella di inserire, nelle nostre scuole, una materia che prevedrebbe l’insegnamento obbligatorio della storia e della cultura del vino. Una vera e propria rivoluzione insomma, promossa, tra gli altri, da un guru del settore: il celebre Attilio Scienza, già stimato docente presso la facoltà di agraria della prestigiosa Università degli Studi di Milano, oltre che uno fra i più importanti esperti e addetti ai lavori per quel che concerne il settore enologo e vinicolo nel Belpaese. Proprio il professor Scienza, in effetti, rinfrancato del fatto che finalmente una simile proposta sia stata fatta anche per le scuole italiane (in Francia era già tata avanzata ai primi anni ’90), si auspica che, così, la grande tradizione italiana dei vini possa riappropriarsi della propria identità di bevanda popolare, e non come un volgare messo per ubriacarsi e per “sballarsi” il sabato sera.

Altra personalità di grande spicco nei confronti di questa interessante iniziativa, è certamente quella del senatore Dario Stefano, già membro della Commissione Agricoltura, e che si è fatto personalmente carico di presentare al Senato questo decreto legge. Secondo il senatore, infatti, è importante che una parte essenziale della cultura non soltanto mediterranea, ma italiana in generale, venga assimilata ed insegnata nei giovani ragazzi di oggi, in modo che certe tradizioni non soltanto non vengano dimenticate, ma che anzi nel tempo possano essere valorizzate. Ciò, inoltre, può senz’altro migliorare il rapporto degli adolescenti con l’alcool, facendo capire ai giovani che il vino non va bevuto in grandi quantità e per un futile quanto dannoso (sia per gli altri che soprattutto per sé stessi) divertimento, ma che, piuttosto, va curata la qualità e va assecondato e riscoperto il buon gusto per esso. Dello stesso avviso è anche Paolo Castelletti, uno dei maggiori esperti di enologia a livello nazionale, oltre che segretario generale del gruppo Unione Italiana Vini.

Anche Assoenologi, nella personalità di Riccardo Cotarella (già presidente dell’associazione e anch’egli acclamato come uno fra i più importanti esperti italiani del settore dei vini) si dice favorevole ad una tale proposta, auspicandosi che l’insegnamento dell’arte, della cultura e della tradizione dei vini, venga insegnata ai giovani con intelligenza e sensibilità, facendo capire loro quanto è importante un consumo moderato, e quanto tale aspetto culturale sia importante in un paese leader del settore come quello italiano.

È ancora presto, per il momento, provare a capire se alla fine ci sarà la possibilità che l’enologia venga trattata nelle nostre scuole come una materia vera e propria, ma, sia per il suo forte impatto culturale, sia per una questione legata squisitamente al sociale, sarebbe sicuramente auspicabile, o comunque potrebbe risultare estremamente interessante. Di certo, staremo a vedere da qui ai prossimi mesi se il progetto riuscirà ad andare in porto o meno.