Arancino o Arancina

Accademia Crusca si esprime su “Arancino”


Quando si pensa alla Sicilia, sono molti gli elementi che ci possono venire subito in mente, tanto è pittoresca l’isola che segna il punto più meridionale del Vecchio Stivale. Una regione splendida, culla di civiltà, capace di vantare numerosi punti di forza come anche aspetti certamente poco invidiabili. In tal senso, ad esempio, i più maliziosi potrebbero citare le varie problematiche relative alla mafia, dal momento che, soprattutto tra gli anni ’80 e ’90, la Sicilia è stata, suo malgrado, teatro di alcune stragi ed avvenimenti orribili.

Arancino o Arancina
Tuttavia, personalmente ci piace pensare alla Sicilia come ad una fantastica terra, dai sapori tipicamente mediterranei. E proprio sui sapori, intesi nel loro senso più recondito, vogliamo provare ad esprimerci adesso. La regione siciliana, difatti, è la “patria” di una delle cucine più apprezzate del Belpaese, e può vantare tutta una serie di alimenti e di piatti tipici. Il pistacchio più buono al mondo, ad esempio, viene spesso considerato quello di Bronte, che si trova proprio nella soleggiata isola. Per non parlare del notissimo cannolo, che nel settore dolciario la fa praticamente da padrone.

Tuttavia, se si pensa al prodotto tipico nell’alimentazione sicula, a quello che viene un po’ considerato quasi l’archetipo, lo stereotipo più classico del cibo siciliano, il pensiero non può che andare al famosissimo arancino.

L’arancino consiste in una sorta di impasto a base di riso, il quale può assumere una forma sferica o, più tradizionalmente, conica. Il riso contiene un ripieno che può variare da un clasAccademia Crusca su Arancinosico ragù a base di carne, o ancora da cubetto di prosciutto e mozzarella, ed una volta modellato nella forma desiderata, viene avvolto da uno strato di pangrattato e, successivamente fritto in olio abbondante. Dopo la frittura, lo strato esterno di pangrattato diventa croccante, ed assume un colorito tipicamente arancione: da qui, appunto, il nome di arancino, per un prodotto fisicamente molto simile ad una semplicissima arancia. Una pietanza che, sicuramente, può risultare piuttosto pesante, ma che è anche una vera e propria bontà: non a caso, dal punto di vista alimentare, esso è un vero e proprio vanto per la regione Sicilia.

Tuttavia, un vero e proprio mistero, da anni, aleggia attorno all’arancino… o, per dirla tutta ed entrare maggiormente nel merito del discorso, attorno all’arancina. Già, perché se nella maggior parte della repubblica italiana, l’arancino mantiene il proprio nome in maniera maschile (ed al plurale diventa, quindi, arancini), in alcune città siciliane, Palermo e Trapani su tutte, il suo nome si trasforma al femminile: arancina al singolare, e arancine al plurale.

Chi ha ragione? E chi torto? Posto che, quale che sia il modo più corretto di chiamarlo, esso rappresenti comunque un prodotto estremamente buono e calorico, perfino la nota Accademia della Crusca ha voluto entrare nel merito, cercando di fugare gli ultimi dubbi. E, stando alle affermazioni fatte, pare proprio che il termine corretto sia al maschile: arancino.

È stato il presidente in persona, Francesco Sabatini, ad esprimersi in merito nel corso della presentazione del suo libro, “Conosco la mia lingua”. In realtà, il presidente onorario della nota Accademia, recentemente finita sotto gli onori della cronaca per l’ormai famosissimo aggettivo “petaloso”, non è stato così drastico riguardo l’annosa questione dell’arancino.

Interrogato sulla vicenda, il presidente Francesco Sabatini ha rivelato che sarebbe più corretto propendere verso la forma maschile, dal momento che “arancino” sarebbe una sorta di diminutivo di arancia (dalla quale riprende forma, quando è sferico, e colore), e i diminutivi, genericamente, vengono resi al maschile, e non al femminile. Ipotesi rafforzata dal fatto che, sebbene l’arancia sia un termine femminile, l’arancino è, di fatto, una cosa del tutto diversa dall’arancia, e quindi sarebbe più corretto chiamarlo “arancino”.

Tuttavia, aggiunge poi Sabatini, è anche vero che a Palermo i cittadini preferiscono chiamarlo “arancina”. E, trattandosi di un prodotto culinario, va bene anche così. D’altronde, dice sempre scherzosamente il presidente dell’Accademia della Crusca, l’importante non è il nome, ma che sia buono da mangiare.